sabato 9 marzo 2019

Review: M.T.V.M. di Michela Monti


Amici gufi, io non ho parole!
Ecco, iniziare la presentazione di un libro così non è un modo molto normale, ma io davvero sono senza parole. Perché? Tutta colpa di Michela Monti e del suo M.T.V.M., secondo romanzo della serie 83500 (potete trovare la recensione del primo QUI). Non so quando riuscirete a leggere questa recensione, ma devo parlarvene per forza.  Perché questo romanzo, edito da Triskell (grazie per aver pubblicato la Monti, che è sempre cosa buona e giusta), è tutto quello che serve per capire, per porsi domande su domande e per riflettere in silenzio.

Autore: Michela Monti
Titolo: M.T.V.M.
Serie: 83500 #2
Editore: Triskell Edizioni
Pagine: 298
Prezzo: 3,74€ ebook, 11€ cartaceo
Shop: Amazon



Melice Redding ha capito. Dopo dieci anni trascorsi in carcere per difendere Richard Bell, ha capito che non vale la pena di morire per lui, e ha scelto di combattere. I passi da compiere sono chiari: trovare Richard, preparare la propria difesa al meglio, e aspettare fino alla data del processo. Il destino della detenuta sembra roseo, eppure l'attesa si rivela più complicata del previsto. Ci sono troppi spettri del passato a intralciare il riscatto di Mel, troppa rabbia da frenare e neppure un Guardiano d’Anime a proteggerla da quella follia. Perché i desideri sono più forti delle buone intenzioni, e nessuno scorpione muta la propria natura.
Questa recensione ha subito più mutazioni del braccio di Gabriel, ma proprio non riuscivo a pubblicarla. Allora, partiamo da quello che credo sia un primato su questo blog: è il primo libro letto, amato e riempito di lacrime, del quale non ho ancora capito il titolo. E l’ho letto da un mese, eh! Ancora ci penso, ma nulla.
Sarà mica “mortacci tua vietato ai minori”? Perché io e gli acronimi proprio non andiamo d’accordo e prima o poi dovrò chiedere spiegazioni all’autrice.
Autrice che, almeno questa volta, non si è beccata le mie lagne in chat. Questo libro me lo sono letta buona buona e in silenzio, perché il momento era delicato e catartico. Il primo romanzo è stato uno shock, perché non mi aspettavo che fosse in quel modo. L’ho comprato a scatola chiusa, subissata di urla perché la Monti dovevo leggerla per forza, e non avevo neppure letto la trama. Sono un genio incompreso, lo so. Quindi mi sono ritrovata, senza neppure saperlo, in un mondo e in un contesto che mi hanno lasciata senza fiato. E la mia avventura con Melice e Gabriel era finita un po’ in aria, con uno di quei dannati cliffhanger che ti fanno maledire l’autrice, però la vorresti pure abbracciare perché ha fatto una cosa bellissima: scrivere una storia grandiosa.

Col secondo libro, invece, ero già mentalmente preparata. Sapevo cosa sarei andata a leggere e magari avrei tirato un sospiro di sollievo, perché tutte le mie domande avrebbero finalmente ottenuto risposta.
Mi sbagliavo.
Ho finito questo secondo romanzo con il triplo delle domande che avevo alla fine del primo. E non si fa così, ma che comportamento è? Autrice, meriti tante lagne in chat! So che questa recensione è un cumulo di roba senza senso, ma io devo sfogarmi e dove potrei farlo se non sul mio blog? 
Sopportatemi e soffrite insieme a me!

In questo secondo capitolo, la storia di Melice si fa ancora più dura e cruda, a tratti soffocante. Durante la lettura ho provato una moltitudine di emozioni contrastanti, cozzavano tra loro e mi domandavo: ma sono matta di mio o è la storia che mi sta facendo andare fuori di testa?
Entri nella mente di Melice, ti sembra di sentire sulla tua pelle tutto il dolore e la sofferenza che sta provando questa ragazza. E la speranza, tanta. Perché se nel primo romanzo provi un’ansia continua, in M.T.V.M. l’ansia è in compagnia della speranza. Sembra che ormai tutti giochino a carte scoperte, la verità ormai ce l’abbiamo e allora cos’altro potrebbe sorprenderci?
Tutto, ragazzi. Tutto potrebbe sorprenderci. E lo fa.
Quando sei convinto di avere la verità in tasca, ecco che arriva la sorpresa. Il colpo di scena è sempre dietro l’angolo, ti viene l’agitazione e le palpitazioni fanno ormai parte di te.  
E soffri. Ho buttato tante di quelle lacrime per questo romanzo, che non ve lo dico proprio. Perché ti affezioni ai personaggi, no? E allora la lacrima scende spontanea, insieme a qualche maledizione. Non voglio fare spoiler, ma c’è una cosa in questo libro che mi ha fatto penare in un modo che non vi so neppure spiegare. Credo sia stato il momento più triste e tragico dell’intero romanzo. E io ancora soffro, è giusto che ve lo dica. Sto ancora a rimuginare, a domandarmi perché sia andata in quel modo, perché non sia andata in modo diverso.
PERCHÉ?
No, ragazzi, questa cosa l’ho presa malissimo.
È come quando segui un telefilm, hai a cuore un personaggio in particolare e boom, finita. Non c’è più. E allora vuoi abbandonare tutto, però come fai a non guardare più Buffy? Anche Angel se ne va, tu devi guardarlo. Anche se soffri. E allora ho continuato a leggere, anche se stavo da cani, perché dovevo sapere cosa ne sarebbe stato di Melice. Ne avevo bisogno.
Libro iniziato alle tre del pomeriggio e finito alle otto di sera.
E non perché sia un libro leggero o scritto male, ma proprio perché non ce la fai a prenderti una pausa, a chiudere il Kindle, magari fare una passeggiata, due spaghi, un giretto su youtube, un concerto degli Imagine Dragons… no, devi restare incollata alle pagine e continuare a soffrire. E basta.
Ma continuerò a odiare l’autrice per sempre.

E, ragazzi, ma quanto può essere meraviglioso Gabriel?
Sempre il solito stronzo sarcastico e senza peli sulla lingua, sempre pronto a prendere un po’ in giro la povera Mel, ma lo si ama anche per questo. Gabriel è così, ti attira proprio per quel suo atteggiamento. Però poi scopri anche un altro lato di lui, ed è fantastico. Mentre abbiamo avuto modo di conoscere Melice nel primo libro, quindi nel secondo sappiamo già com’è fatta, Gabriel lo scopriamo piano piano, una pagina dopo l’altra. Il suo rapporto con Melice si fa più serio, più vero. La loro vicinanza, anche se non passano molto tempo insieme, è vera. È un uomo forte, ma fragile. E continuo ad adorare il suo rapporto con un altro personaggio, anche se il più delle volte viene solo accennato. Non li vediamo spesso insieme, ma possiamo percepire l’affetto che li lega.
E poi c’è un altro personaggio che nel primo libro non abbiamo avuto modo di conoscere molto bene. Anzi, quasi per nulla. Non so, ma in questo secondo capitolo ho amato il padre di Melice. Quell’uomo è proprio… gli voglio bene, è una cosa che parte proprio dal cuore. Non è il padre perfetto, non ci si avvicina neppure, ma mi è stato impossibile non affezionarmi a lui.

Voglio sbilanciarmi: credo che, dal punto di vista più tecnico, questo libro sia superiore al precedente. Mi è piaciuto di più, ho trovato la scrittura ancora più curata e coinvolgente, più adulta. Sembra quasi che l’autrice ci abbia messo più impegno nel rendere questo romanzo perfetto sotto ogni punto di vista. Sapete, se mi seguite, quanto io abbia amato il primo, quindi provate a immaginare su che livelli siamo adesso. Se già a 83500 avevo dato cinque stelle, a M.T.V.M ne darei di sicuro qualcuna in più. Ma non posso farlo, quindi non mi resta che confermare il mio giudizio precedente. Una prova superata alla grande, un libro che ti prende dall’inizio alla fine, che ti fa riflettere e che ti provoca anche una certa propensione alla violenza. Perché, sul serio, non ve lo so dire quanta gente avrei voluto ammazzare durante la lettura!
Protagonisti e antagonisti sono caratterizzati bene e si muovono in sincrono, hanno tutti il giusto spazio e ognuno presenta delle caratteristiche particolari, sono personaggi completi e tridimensionali, mi è piaciuto molto in modo in cui l’autrice li ha mossi. L’intera storia è curata anche nei particolari e la voglia di leggere non finisce neppure quando arrivi all’ultima pagina.

Concludo questa recensione con un paio di domande:
-Perché i libri della Monti devono sempre finire così?
-Come si sopravvive fino al terzo capitolo?
-Perché ci sarà un terzo libro, vero?
-Cosa diamine significa M.T.V.M.?
-Perché non capisco mai gli acronimi?

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